Il Servitore di due padroni – 10 Febbraio Teatro Olmi Latiano

Il Servitore di due padroni – 10 Febbraio Teatro Olmi Latiano

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La Commedia.

Il Servitore di Due Padroni è la classica commedia dell’arte che gli attori girovaghi

dei secoli XVI – XVII e XVIII, girando per corti e villaggi, mettevano in scena

recitando pressocche a soggetto seguendo un semplice canovaccio che ne tracciava le

linee essenziali della trama.

E’ stato poi scritto da Carlo Goldoni come canovaccio nel 1745 a Pisa e dato alle

stampe come copione completo solo nel 1753.

Come diceva lo stesso Goldoni, è una commedia giocosa, una commedia d’intrigo

fondata su due motivi drammatici tradizionali: il travestimento e lo sdoppiamento,

il primo dà origine alle scene patetiche e il secondo a quelle comiche.

L’interesse per le vicende amorose dei personaggi seri è continuamente distolto dalla

comicità delle situazioni che nascono dallo sdoppiamento del protagonista, un

servitore furbo e sciocco che fa della scena un vero e proprio campo da gioco.

locandina WALTER

La Trama.
Al centro della commedia si colloca l’affamato e squinternato Truffaldino, servo

scaltro e ingenuo di due padroni, che, per non svelare il suo inganno e per perseguire

il suo unico intento, ovvero mangiare a sazietà, intreccia la storia all’inverosimile,

creando infiniti equivoci e guai.

La commedia si apre a Marechiaro nella locanda dell’anziano Gustavo Latriglia, che

sta assistendo alla promessa di matrimonio tra sua figlia Angelica col giovane

Orlando. I due sono innamorati ed è una fortuna che possano promettersi, dato che il nobile don Ferdinando de Bonis, a cui Angelica era destinata, come da precedente

compromesso notarile, è morto in un duello col duca di Bitritto don Nicola

Lomuscio a causa della di lui sorella donna Sabella amante di Nicola.

Alla promessa assiste come testimone Smeraldina, giovane serva della locanda.

Inaspettatamente, nella scena irrompe Truffaldino, il giovane servo venuto per

annunciare l’arrivo del suo padrone: si tratta proprio di Ferdinando de Bonis, giunto a

Marechiaro per incontrare la sua futura sposa e per contrattare la dote della ragazza.

In realtà, colui che si presenta nella locanda è Sabella de Bonis, sorella del defunto in

vesti da uomo, venuta a Marechiaro alla ricerca del suo amante don Nicola Lomuscio

fuggito per sottrarsi alla cattura dopo aver ammazzato don Ferdinando.

Smeraldina riconosce Beatrice ma non svela l’inganno dinanzi ai presenti e, anzi, sta

al gioco facendosi da garante per assicurare tutti che lo sconosciuto che si trovavano

di fronte fosse proprio Ferdinando de Bonis.

Neanche Truffaldino, messosi da poco tempo a servizio di donna Sabella, sa nulla

della vera identità del suo padrone. Il suo unico obiettivo è riempire la pancia,

essendo perennemente tormentato dalla fame e dall’ingordigia. Non soddisfatto del

trattamento di Sabella, che trascura gli orari del pranzo e lo lascia a digiuno, per uno

scherzo del destino e sperando finalmente di mangiare, si mette a servire, col falso

nome di un suo fantomatico gemello Pasqualino, un altro padrone, che si rivela essere

prorpio don Nicola Lomuscio duca di Bitritto, l’amante di donna Sabella che,

casualmente si ferma a dimorare anche lui proprio nella locanda di Gustavo Latriglia.

Sabella e Nicola sono vittime delle bugie, dell’ingordigia, della scaltrezza e, al tempo stesso, dell’ingenuità dell’abile servitore Truffaldino-Pasqualino e si ritrovano alloggiati nella stessa locanda in cerca l’uno dell’altro senza mai incontrarsi.

Nel frattempo Truffaldino si è innamorato di Smeraldina, la cameriera della locanda e

a lei dedica particolari attenzioni, fino ad esserne ricambiato.

Tra brogli ed equivoci i due padroni comandano finalmente a Truffaldino di ordinare

il pranzo e qui, il nostro, si imbatte nella sfortunata cuoca spagnola della locanda

Dolores Deprofundis vedova di ben tre mariti e nel suo inverosimile aiutante cuoco

Piumalvento.

La commedia procede tra equivoci e colpi di scena ma alla fine, a cusa dell’ennesimo

imbroglio del servitore, Sabella e Nicola si incontrano e celebrano il loro matrimonio

insieme a quello tra Orlando e Angelica, Truffaldino e Smeraldina e tra Dolores e

Piumalvento.

Le Note di Regia.

Nel mettere in scena il presente lavoro, dopo aver riscritto il testo adattandolo nella

nostra lingua salentina e cucendolo addosso alla nostra compagnia, ho tenuto conto di

quello che doveva essere nei secoli scorsi lo stile narrativo della commedia dell’arte:

scenografia povera ed essenziale; caratterizzazione dei personaggi con lingua, accenti

e dialetti diversi; frequenti uscite dal personaggio; liti in scena tra gli attori;

personaggi che spesso bisticciano col suggeritore messo in bella vista sul proscenio o

che interloquiscono col pubblico; il tutto tra gags esilaranti e paradossali.

Tra i vari accenti dialettali utilizzati nella commedia (barese, napoletano, spagnolo

maccheronico e brindisino), un ruolo predominante assume ovviamente il nostro

idioma salentino nelle sue numerose varianti.

Gli stessi personaggi, infatti, utilizzano contemporaneamente lemmi, intercalari, modi

di dire e costruzioni sintattiche delle diverse varianti dialettali salentine.

Ho suggerito poi agli attori una tipo di recitazione veloce e molto enfatizzata, allo

scopo di dare al pubblico l’impressione di assistere ad una recita di veri e propri guitti

d’altra epoca.

Dati tecnici.

Durata indicativa della Commedia: 90-100’

Genere: Farsa

Attori: 3 donne – 5 uomini

Per una ottimale messa in scena si richiede:

– Palco 8 x 6 (misure minime)

– Presa di corrente 3 – 5 watt

– Pagoda per cambio attori

N.B. Della presente commedia non è disponibile il DVD in quanto la messa in

scena è ancora in fase di preparazione.